Illuminazione museale
Godere della vista di oggetti d’arte, dipinti preziosi, statue antiche è sicuramente un’esperienza esaltante, capace di arricchire il proprio bagaglio culturale e aprire nuovi scenari e chiavi di lettura. Elemento determinante, affinché questa esperienza sia davvero percepita come suggestiva, è l’illuminazione dell’ambiente museo.

© Isabelle Barthe - Fotolia
È infatti noto che la luce diretta su un oggetto o un dipinto possa irrimediabilmente danneggiarlo, ecco perché è importante che la scelta delle luci sia fatta con scrupolosità e tendendo conto di vari fattori. Innanzitutto bisogna sottolineare come lo sfondo scuro riduca il livello di adattamento dell’occhio, in presenza di luci basse; in questo senso la scelta dei colori dello sfondo deve essere fatta sempre tenendo ben presente i rapporti di riflettanza.
Generalmente si prediligono sfondi neutri, poco intensi, eccezion fatta per le gallerie di arte moderne in cui prevale il bianco, avendo le opere esposte in linea di massima colori molto accesi. Per gli oggetti sensibili si ricorre all’uso di sistemi d’illuminazione molto sofisticati, capaci di regolarsi automaticamente. Altrimenti buona pratica è quella di regolare l’entrata di luce naturale a seconda delle stagioni e delle condizioni di visibilità.
Storicamente è al museo del Louvre che la luce naturale illumina per la prima volta nel 1755 le opere d’arte e oggi è un elemento di grande importanza all’interno di tutti i maggiori musei moderni. Il Museo d’Orsay a Parigi utilizza ad esempio il metodo combinato della luce artificiale e di quella naturale che proviene dai numerosi lucernari, penetrando in maniera morbida in tutto l’ambiente. Luce diffusa per le opere del Museo Guggenheim a New York, in cui la luce proviene dalla cupola di vetro e dalle fessure laterali e va a riflettersi sulle superfici bianche e sinuose della grande rampa espositiva.


